L'OSCAR (da bagno)

11 AGO 20
Immagine di L'OSCAR (da bagno)
C'è una vitalità - anche percettibile nel selfie ormai diventato famoso -nel cinema hollywoodiano e nei suoi interpreti (felici, ironici, seriosi,talenti veri e sempre protagonisti dentro e fuori i teatri di posa) chemostra una, cento, mille marce in più dello stantio e vanitoso (ma vuoto)cinema italiano, dove gli stessi paralleli protagonisti nostrani, così neiselfie come nelle apparizioni al pubblico, si caratterizzano per prosopopea,supponenza, mancanza di talento e spocchia: loro si in grado di vincere "loscardabagno" del titolo. Come, proprio ora che a nove colonne (Ucrainapermettendo e a Renzi e crisi politica piacendo) i media si spellano le maniper "La Grande Bellezza", icona del cinema italiano contemporaneo? Si,proprio ora bisogna stare con i piedi per terra. Hollywood col cinema ci hafatto industria, politiche sociali, denuncia e ha raccontato storie. Haricostruito la storia. L'ha fatta diventare cronaca, accessibile ecomprensibile a tutti. Cinecittà, con le bandiere rosse dei sindacati e deilavoratori che ne hanno occupato gli spazi, coi cinepanettoni e lestruggenti fiction televisive fatte passare per lungometraggi di elevatadrammaticità e spessore emotivo, ci ripropone il nostro provincialismo,dove per rivincere un Oscar, dopo 15 anni, si è stati costretti ascimmiottare Fellini. Decadente l'uno, decadente l'altro: Fellini eSorrentino, accomunati dalla decadenza dell'Italia che hanno purtroppo benfilmato e pure esportato oltreoceano. Tanto per ricordarglielo anche agliamericani. Si insomma, non mi prendete per pessimista, ma questa statuetta -nel sentire i tanti nomi del made in Italy che hanno vestito i protagonistidella serata - mi intristisce, perchè siamo l'ultima ruota del carro,quando invece potevamo essere dei missili atomici. Ma che ci vuoi fare, sel'Arcuri è la nostra punta di diamante, l'inarrivabile Cate Blanchette nonpuò che dormire assolutamente i sonni più tranquilli, semplicementecambiando canale.